REIKI INFO presenta interessanti articoli del prof Corrado Malanga: una revisione
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Il fotone è una farfalla? Questa non è solamente un’affermazione popolare, ma una considerazione scientifico/filosofica degli ultimi anni. In un altro mio lavoro mettevo in discussione l’approccio che le diverse “fisiche contemporanee” hanno nel descrivere il fotone. Il fotone può forse rispondere, almeno in parte, ad alcune domande.
Il fotone non fa quello che vorrebbero i fisici, ma fa quello che gli pare. In altre parole a volte si comporta da particella ed a volte da onda. Nei casi in cui si comporta da particella si comporta sempre da particella e nei casi in cui si comporta da onda, si comporta sempre da onda, dunque non è neanche del tutto vero che fa quello che gli pare, ma forse ci sono delle leggi fisiche, non ancora identificate, che regolano la natura duplice del fotone.
(per una animazione sul fenomeno che stiamo descrivendo vedere questo interessante link: http://www.youtube.com/watch?v=afMw8jb96Uk) O forse non sarà più corretto dire che non sappiamo cosa sia il fotone, ma che a volte esso ci APPARE come una particella ed a volte come un’onda?
In fondo i Buddisti ritengono che l’Universo sia una Maya (magia) attraverso la quale le cose acquistano aspetti differenti.
Il fisico Fabrizio Coppola (http://www.segreto.net/segreto/autore.htm) sembra volerci dire che, se si tiene di conto dei recenti sviluppi della fisica quantistica, la realtà si manifesta tutti i giorni come il rapporto tra un osservabile ed un osservatore, e fin qui nulla di nuovo. Purtroppo, però, quando si cerca di osservare meglio l’osservabile si scopre che esso ci rimanda di sé un’immagine alterata rispetto a quella che “dovrebbe avere”, come se l’osservabile non volesse svelare fino in fondo i suoi segreti, non volesse essere osservato o... svelato.
Questo tipo di approccio, che considera l’osservabile da un punto di vista animistico, non piace né ai fisici né ai religiosi, ma forse solo ai filosofi ed ha avuto, fino ad oggi, scarso successo. I fisici amano dire che, quando si va nel mondo del microscopico, la materia, che normalmente ci appare continua, diviene quantizzata e le misure che si dovrebbero fare su piccole parti di materia sono talmente devastanti da alterare la stessa porzione di materia che stiamo osservando.
Tutto ciò è stato abbondantemente, fermamente, ragionevolmente calcolato da Heisenberg e prende il nome di “principio d’indeterminazione”. Va subito detto che nella nostra fisica esistono dei cosiddetti “principi generali” che possono essere dimostrati solo per quanto riguarda la loro essenza ma, essendo principi, da essi si può partire per dimostrare tutto il resto, tranne che per dimostrare perché esistono. È così e basta!
(http://www.geocities.com/CapeCanaveral/Hangar/6929/princ-indeter.html )
Certo la Chiesa sostiene proprio che dentro la imperscutabilità di Dio esiste la risposta che agli uomini non sarà mai dato di conoscere. I fisici ritengono, invece, che quelle misure non possono essere fatte perché non esisteranno mai strumenti in grado di farne di così precise ma, se per un attimo, analizzassimo le cose dal punto di vista di Bohm, ci accorgeremmo che abbiamo a disposizione un altro tipo di risposta. Infatti se l’Universo fosse realmente olografico, lo spazio-tempo sarebbe percepito, ma non sarebbe reale. Tutto accadrebbe dunque nel medesimo momento.
Quando si cercasse di osservare qualcosa, tra l’osservatore e l’osservabile esisterebbe una differenza di spazio e di tempo ma, via via che si cercasse di capire come stanno le cose, si tenterebbe di fare misure più precise e ci si avvicinerebbe, in un certo senso, allo spazio ed al tempo dell’osservabile. Questo è, in realtà, ciò che si tenta di fare con le apparecchiature più precise. Se in scala macroscopica non ci si accorge quasi di nulla, in scala submicroscopica l’osservabile si confonde con l’osservatore e tutti e due divengono la stessa cosa.
Direi che il circuito va in risonanza, in una sorta di “effetto Larsen” per generare il quale un microfono viene messo davanti ad un altoparlante. Il risultato è quello di amplificare il suono che il microfono capta e passarlo all’altoparlante che lo emette, poi il microfono lo capta nuovamente ed il suono captato viene ancora amplificato e rimandato all’altoparlante in una ripetizione infinta. Si sentirà un forte fischio, decisamente fastidioso, che nulla ha a che fare con suoni reali dell’ambiente. Quando si cerca di osservare bene il mondo submicroscopico, altro non si fa che osservare se stessi, poiché l’Universo olografico di Bohm non è locale, cioè esiste tutto in un solo luogo ed in un solo tempo o, per meglio dire, al di fuori dello spazio e del tempo.
Coppola fa sua un’interessante osservazione che deriva dalla visione buddica della Maya: egli sostiene che la cattiva percezione delle cose del mondo non è dovuta né all’errore che si commette quando si fanno misure precise (lo sbarramento di Heisenberg) né, tanto meno, al fatto che Dio non voglia far scoprire i propri trucchi (lo sbarramento dei Misteri della Chiesa), ma dipende semplicemente dal tipo di coscienza che abbiamo del fenomeno che stiamo osservando.
In altre parole se non capisci che stai osservando te stesso, non vedrai te stesso nel fotone che osservi, perché tu credi di essere come ti vedi e ti percepisci tutti i giorni, mentre sei un’altra cosa al di fuori dello spazio-tempo.
Senza una coscienza adeguata, nel guardare un fotone non ti renderesti conto né di guardare te stesso né, tanto meno, di conoscere come sei fatto, e la confusione sarebbe infinita. Ma se applichiamo questo concetto anche alla qualità dell’informazione, e non solo alla sua quantità, possiamo, con questo tipo di ottica, capire anche perché mezzo mondo vede i fotoni come particelle e l’altro mezzo mondo li vede come onde, pur in condizioni rigorosamente, scientificamente, controllate e “misurate”.
Se credo fermamente che il fotone sia una particella, preparerò esperienze che tenderanno ad evidenziarne questa caratteristica; ma se ho la profonda convinzione che il fotone non è una particella, bensì un’onda, allora preparerò esperienze che evidenzieranno questo aspetto della sua realtà.
Si potrebbe affermare, quindi, che se io sono profondamente convinto che il fotone sia una farfalla, costruirò un esperimento che, prima o poi, me lo mostrerà come tale. Dunque l’osservabile, in un mondo totalmente virtuale, si presenterebbe a me non come esso è, ma come io credo fermamente che sia, o meglio, e ancor più precisamente, a seconda della coscienza che ho di esso. Man mano che la mia coscienza aumenta, il fotone mi apparirà sempre più simile a quello che, nella sua virtualità, esso è realmente. Questo non accade solo con i fotoni, ma con tutto ciò che si è sempre osservato.
La Programmazione Neuro Linguistica (PNL) mette in evidenza come esista una differenza sostanziale tra mappa e territorio, intendendo con “territorio” la realtà e con “mappa” la fotografia che i nostri sensi riescono a fare della realtà stessa. Se la nostra coscienza della realtà aumenta, anche la nostra fotografia diventa di migliore qualità e più dettagliata. Il territorio rimane sempre lo stesso, ma la mappa cambia nel tempo. Guardando le vecchie fotografie di un album di famiglia avremo l’impressione che esse siano differenti da quando le abbiamo scattate, non perché siano invecchiate od ingiallite, ma per qualche altro strano motivo. Lo strano motivo è del tutto inconscio ed è dovuto al fatto che quando abbiamo scattato quella fotografia avevamo un tipo di coscienza che oggi, a distanza di tempo, si è evoluta. Dunque qualcosa dentro di noi ci farà fare considerazioni diverse sulla fotografia, rispetto a quelle che avremmo fatto quando l’abbiamo scattata.
La Programmazione Neuro Linguistica sbaglia nel ritenere che la mappa possa mutare. La mappa è comunque una visione del territorio: è la nostra percezione della mappa a cambiare, non la mappa, la quale, nello stesso istante in cui la si disegna, diventa parte integrante del territorio stesso. Qualcosa, nella Programmazione Neuro Linguistica, va affinato, così come va affinata la visione che la fisica ha della realtà. L’ipotesi dell’Universo virtuale ci può aiutare a riconsiderare certi paradigmi.
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Sezione "INTERFERENZA ALIENA": Reiki Info presenta gli interessanti articoli del prof. Corrado Malanga: Una Revisione della Realtà: ovvero, gli asini volano?
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